sabato 20 settembre 2025

Gratacul

 


Gratacul non è altro che il termine piemontese per identificare la rosa canina, un arbusto perenne che può superare i due metri ed è provvisto di spine. Botanicamente il vero frutto è costituito dai semi che si trovano all'interno della bacca (cinorrido) e non dalla bacca stessa che non è altro che un falso frutto. E' una pianta che cresce spontanea nei terreni incolti e nei boschi ed ha un sacco di proprietà benefiche: è un rimedio naturale ricco di vitamina C e in inverno combatte raffreddore e influenza.   

Mi ricordo quando andavamo, ad inizio autunno, con la nonna a raccogliere queste bacche per preparare poi le tisane: ci va però un sacco di pazienza a dividere la bacca dai semi e peluria che contiene e bisogna anche fare molta attenzione perchè se ingeriti possono provocare irritazioni intestinali...e questo è il motivo del nome dato in piemontese! 

Qualche mese fa abbiamo avuto una ospite che, scoprendo la mia passione nell'aromatizzare l'aceto, mi ha consigliato di provare con la rosa canina: detto, fatto! Son partito un po' troppo di slancio e ne ho raccolte forse troppe. Fatto l'aceto mettendo 60 bacche intere per ogni litro, ho deciso di fare anche il liquore di rosa canina usando una ricetta trovata su un libro di erbe e frutti spontanei.




  • lavare bene 200 gr di bacche
  • dopo averle asciugate aggiungere la parte gialla di una buccia di limone ua
  • introdurre in un vaso di vetro a chiusura ermetica e coprire con 300 cc di alcol a 95°
  • a parte preparare uno sciroppo con 300 cc di acqua e 200 g di zucchero
  • a freddo unire il tuttoe lasciare a riposo per qualche mese.




Poi mi sono anche dedicato a pulire i cinorridi per poi farli seccare al sole (consigliano lentamente ed a una temperatura non superiore ai 40° per non perdere le proprietà) e preparare poi delle tisane: proprio a questo punto il mio impeto è sparito, è un lavoro veramente certosino e di pazienza.....




mercoledì 30 marzo 2022

Perchè scegliere il nostro piccolo borgo



In questo ultimi anni le abitudini delle persone, per un motivo o per un altro, stanno inevitabilmente cambiando e, di conseguenza, anche il modo di pensare una vacanza e di scegliere dove andare: le tendenze della scorsa estate e anche le scelte per quella in arrivo sono indirizzate verso mete tranquille e non molto frequentate, dove la natura la fa da padrone e il relax psico-fisico è assicurato. Monasterolo Casotto sa offrirvi tutto questo, qualunque sia la durata della vostra visita o la stagione dell'anno.


Che siano i vostri piedi o la vostra mtb a condurvi, potrete percorrere le ombrose carrareccie immerse nei boschi di castani, un tempo utilizzate quotidianamente dagli abitanti per raggiungere le varie borgate e località del paese, piuttosto che altri borghi delle vallate confinanti; scoprire antichi insediamenti rurali, chiese e santuari di montagna, torri medievali; rinfrescarvi ad una delle tante fontane e riprendere fiato su una panchina gigante, sorprendendovi ogni qualvolta i maestosi alberi lasciano il posto a scorci inaspettati sulle Alpi o semplicemente su una radura verde e soleggiata, bellissima! Prima di iniziare la vostra lunga passeggiata, o anche al ritorno, potreste assecondare l'appetito con una sana colazione, o una meritata merenda, al piccolo bistrot del paese, gestito dalla signora Deborah sulla piazza di Soprana: non solo un'attività commerciale ma anche un punto di ritrovo fondamentale per la gente del posto, con cui potrete scambiare qualche chiacchiera, apprezzandone la cordialità e l'ospitalità mai invadente.

Ma se scegliete Monasterolo Casotto come meta di una lunga vacanza, allora si aprono nuove prospettive e opportunità che possono essere personalizzate e concordate con il bistrot e la Proloco: degustazioni di prodotti locali con la tipica merenda sinoira alla piemontese (salumi, formaggi, frittatine con fiori e erbe di stagione, accompagnati da un buon bicchiere di vino);  sedute di yoga per ritrovare un buon equilibrio fisico e mentale; nel periodo autunnale la raccolta della castagna, vera regina delle nostre valli insieme ai funghi; nel periodo invernale splendide camminate con le ciaspole, concedendosi al ritorno un bicchiere di vin brule o chissà quale altra leccornia (cupete, biscotti di meliga con lo zabajone o magari un piatto fumante di riso castagne e latte...)Senza dimenticare le tante attrazioni naturalistiche architettoniche e culturali che il territorio del monregalese offre, raggiungibili in un raggio di 10-20 km dal paese.

Insomma, con i ritmi di una vacanza all'insegna del "staccare la spina", potrete veramente godervi la zona. Chi ci capita, a volte per caso, continua a tornarci regolarmente, anche arrivando da altri Paesi europei e oltre. Al momento in paese c'è solo la nostra struttura ricettiva ( Il gril avocat ), ma c'è fermento per nuove imminenti aperture che renderanno Monasterolo Casotto capace di ospitare i viaggiatori che, ne siamo certi, giungeranno sempre più numerosi e consapevoli!



martedì 11 maggio 2021

Sentiero "Le borgate in pietra"



Continuando la collaborazione con la Pro loco del paese eccomi a presentare l'ultimo nato, un bel anello di 8 chilometri, per lo più su strade sterrate immerse in boschi di castani, che ci fa conoscere due caratteristici borghi di Monasterolo Casotto. Si parte dalla piazza di Borgata Soprana: qui troverete anche il negozio del paese dove consumare una buona colazione e farvi fare dei panini (MR Minimarket & Ritrovo).
Procedendo sulla strada asfaltata in direzione del Santuario di San Colombano, dopo quasi un chilometro troverete un bivio sulla vostra destra (la strada si fa sterrata) e voi seguirete le indicazioni Ciasra: una bella camminata in mezzo ai boschi di castani vi porterà a questo primo borgo, dove troverete anche una fontana per dissetarvi e fare rifornimento d'acqua.


Ho avuto modo di leggere su un social un commento ad una foto fatta lungo il percorso che credo possa essere un ottimo biglietto da visita: " la Ciasra e tutto il panorama che la circonda è da esplorare. Pieno di colori, profumi e bellezze che altrove non trovi...il silenzio del posto, rotto solo dal canto degli uccelli o dal rumore dei caprioli che corrono nei boschi...per chi ama la natura è un posto magico...".
Proseguendo sulla strada asfaltata sciendete a valle fino al Rio Castorello e, svoltando a destra, seguite le indicazioni per raggiungere i Garassini, un altro bel borgo di case immerso letteralmente nel verde.


Proprio in questa borgata avvenne un tragico fatto durante la seconda guerra mondiale, ricordato in un libro sulla storia partigiana della Valcasotto: " A mezza costa una mulattiera proveniente dalla direzione di Val Casotto scende alla valle Garassini. Da questa mulattiera, dopo aver camminato tutta la notte e il giorno...scendevano i sei patrioti, ignari che la morte li guatava. Dal cascinale del Rosso alcuni tedeschi osservavano con il binocolo...visibilità perfetta, gli alberi senza foglie, il terreno ancora coperto di neve...e verso le 19 una raffica di mitragliatrice stroncava la nobile esistenza a cinque di essi...". Il resto mi è stato raccontato da Giovanni, un anziano del paese: "...i cinque che furono fucilati rimasero lì tutta la notte, poi al mattino il parroco del paese, Don Zucco, aiutato da due paesani, li caricò su un carro e, dopo una benedizione, li portò al cimitero e furono sepolti in una fossa comune".
Proseguendo la strada ci si immerge nuovamente nei boschi e troverete già le indicazioni per la Big bench, raggiunta la quale potrete riposarvi e godere di una vista splendida prima di ritornare al punto di partenza e arrivo.

N.B.: arrivati al pilone votivo prima del Santuario di San Colombano, avete la possibilità di continuare per la panchina gigante oppure di seguire un altro sentiero che vi porterà sino alla Cappella alpina di Santo Stefano. Le varie tracce dei sentieri le potrete scaricare direttamente da Wikiloc .


 

sabato 23 gennaio 2021

La garessina


La garessina, tipica anche nel Comune di Monasterolo Casotto, dopo essere stata raccolta e fatta seccare nei tipici scau (seccatoi), diventa una castagna bianca eccellente, considerata la miglior castagna secca in assoluto. Ricordo bene il periodo della raccolta, quando mio nonno faceva la spasà (come nella foto), si bruciavano foglie e ricci e a fine giornata si scaricavano i sacchi di castagne raccolte sulla rete del seccatoio; prima di andare a letto si andava a preparare il fuoco nel seccatoio che stava acceso tutta la notte e, se non facevi attenzione, il caldo e il fumo ti facevano addormentare.
la castagna garessina comprende diverse varietà e, per quanto riguarda quelle presenti a Monaasterolo, ho chiesto aiuto a mio cugino Mauro per essere un po' più esaustivo (alcuni nomi sono in piemontese, non sono un tecnico...non me ne vogliate):
  • Gabbiana: belle castagne che rimangono un po' nei ricci, sono ottime per far seccare e sono le più diffuse
  • Ciapastra: di pezzatura grossa, normalmente usate per il consumo fresco
  • Frattona: bella castagna che esce facilmente dai ricci
  • Raven-na: poco diffusa ma molto produttiva
  • Sarvaiat: di pezzatura piccola, vanno bene per l'essicazione
  • Sarvai di buia: pianta quasi estinta in paese, faceva delle castagne enormi ottime per i mondaj (le caldarroste).
Naturalmente le piante selvatiche non sono innestate, quindi tutte diverse fra di loro e con frutti di pezzature diverse o, addirittura, non produttive.
Per secoli le castagne hanno rappresentato la principale fonte alimentare delle popolazioni montane in autunno e inverno, per questo sono anche dette "pane dei poveri". Già in un precedente post avevo presentato una minestra che mia nonna era solita fare (riso castagne e latte), mentre oggi vi voglio proporre un dolce (fatto per la notte di San Silvestro) e dei ravioli con un particolare ripieno (mangiati per Natale).


                                                                                                                                                                                                            MONTE BIANCO: 250 gr di catagne bianche secche, 200 gr di panna da montare, 200 gr di zucchero, 2 cucchiai di cacao e un bicchierino di rhum. Lessare le castagne e schiacciarle, unire metà dello zucchero, il rhum, il cacao e mescolare bene. Ripassare il composto in uno schiacciapatate con buchi grossi e farlo cadere su di un piatto di portata dandogli una forma conica, a montagna. Montare la panna con il rimanente zucchero e ricoprire le castagne  


Per quanto riguarda invece i ravioli, la ricetta nasce quasi per caso. Mia nonna mi raccontava che, quando era giovane, in paese c'era una famiglia molto povera: durante le feste i figli chiedevano alla madre perchè in casa non cucinasse mai i ravioli. Allora una volta questa mamma, per far contenti i propri figlioli, fece i ravioli mettendoci dentro una castagna come ripieno... Da qui nacque l'idea in casa nostra, più di trent'anni fa, di fare questi ravioli, naturalmente con un ripieno un po' rivisitato. Ripieno dei ravioli: 250 gr di catagne bianche secche (da far lessare), 250 gr di ricotta fresca, 100 gr di parmigiano grattuggiato, noce moscata qb e un uovo. A me piacciono tanto condite facendo rosolare della pancetta (o lardo) a dadini, uvetta sultanina e sfumato con vino marsala.   


 

giovedì 5 novembre 2020

Riuso creativo

 


Con l'upcycling si cerca di vedere le cose che ci circondano in maniera diversa, dando agli oggetti, ormai in disuso, funzioni e significati diversi da quelli che siamo abitutati a considerare. Volendo tradurre il termine potremmo usare l'espressione "riuso creativo", cioè l'oggetto scartato acquista un nuovo valore rispetto a quello originario.

Parecchi anni addietro, pur senza conoscere il termine upcycling, ho iniziato ad applicarlo quasi per caso, trasformando alcune bottiglie in abat jour per la mia cameretta. Solo negli ultimi anni però mi sono davvero inoltrato in questo mondo, appassionandomi e sperimentando nuovi utilizzi di oggetti e materiali. Successivamente ho ricevuto in regalo il manuale di Max McMurdo che definisce l'upcycling l'arte del recupero ricco di idee originali; l'autore, ai suoi inizi, veniva considerato un personaggio strano che rovistava nei cassonetti dell'immondizia e poi progettava, tagliava, carteggiava e modificava gli oggetti che trovava per venderli come opere esclusive e di tendenza. Un libro da leggere per apprendere un nuovo modo di fare ecologia, dando nuova vita a oggetti che hanno esaurito il loro compito: riduciamo i rifiuti e quindi proteggiamo l'ambiente.

Normalmente riesco a creare qualcosa di nuovo durante l'inverno, quando i lavori in campagna mi lasciano più spazio: la maggior parte delle mie creazioni sono illuminazioni per l'agriturismo che, insieme a mia moglie, gestiamo nelle Langhe (cascina sant'eufemia). Ma anche arredi e complementi destinati a rendere speciale ed accogliente una vecchia casa di Monasterolo, a fianco de Il gril avocat, che ho in progetto di ristrutturare.

Vi terrò aggiornati e, intanto, iniziate ad approfondire il tema anche voi: sono sicuro che vi appassionerete e divertirete!




domenica 28 giugno 2020

Carpione che passione!



Gipo Farassino, cantautore torinese del passato, raccontava di un prete che, durante la messa, al posto del vino dolce aveva trovato un vino acido e, così, aveva finito per gustare "nos-sgnor 'n carpiun".
Quando arriva l'estate e i primi caldi, in Piemonte si inizia a pensare al carpione: un tipo di marinatura con aglio, aceto (destin gram), cipolle e salvia in cui verdure, uova, carne o pesce precedentemente fritti vengono fatti riposare per almeno un giorno prima di gustarli freddi.
Nella nostra Regione il carpione prevede uova, zucchine e cotoletta impanata, ma in alcune zone vengono anche usati i pesci di acqua dolce (noi abbiamo preparato la trota perchè ci piace tanto). Questo piatto è un cibo della tradizione contadina, probabilmente arrivato in città grazie alle donne di provincia che andavano a servizio in cucina nelle case della borghesia torinese. Negli anni 60 e 70 a Torino il carpiun, insieme alle anciove al verd e ai tumin elettric, era uno dei piatti tipici di piole e bocciofile lungo il Po.
Come posso dimenticare le serate passate con gli amici, alla fine degli anni 70 e inizio 80, alle vecchie Cantine Risso? Una vera piola (differente dal ristorante che c'è oggi) dove a quelle prelibatezze si abbinavano pintun di barbera imbevibili (figlia di quei tempi) o freschi bianchi frizzantini, accompagnati immancabilmente da grilet 'd bagigie. E ancora le chiacchiere casuali con i vejot habitué... Ecco serviti tutti gli ingredienti per creare un'atmosfera insieme unica e famigliare.
Se non avete mai provato il carpione non dovete aspettare oltre...e buon appetito!



sabato 13 giugno 2020

Urtije

" Lei sa che ogni letto di sposa
è fatto di ortica e mimosa"



Così cantava Fabrizio De Andrè, proprio a sottolineare il fastidio provocato quando si viene a contatto con le ortiche: bruciore e prurito!
Non tutti i mali vengono per nuocere, così questa pianta è anche nota per le sue proprietà medicinali, per la preparazione di pietanze e, nel passato, per l'uso nel campo tessile. Mi ricordo ancora quando mia nonna mi mandava a raccoglierle per poi preparare semplici piatti della tradizione contadina: delle vere leccornie!
Il mio preferito era il risotto alle ortiche che recentemente la mia dolce mogliettina ha cucinato.
Ricetta per 4 persone:
320 gr riso
150 gr foglie di ortica
100 ml di vino
1 cipolla bianca
brodo vegetale
40 gr burro
60 gr parmigiano
sale e olio
Preparare le verdure per il brodo vegetale aggiungendo alcune foglie d'ortica: quando è pronto, frullare il tutto ottenendo un composto cremoso. A parte far sbollentare le ortiche mondate (in particolare eliminare il gambo) per pochi minuti, scolarle e tritarle. In un tegame di medie dimensioni far soffriggere per pochi minuti la cipolla precedentemente tritata, unire il riso e farlo tostare sfumando con del vino bianco (anche se noi abbiamo usato quello rosso di nostra produzione).
Aggiungere poco alla volta il brodo vegetale e quando si è circa a metà cottura incorporare le foglie di ortica precedentemente tritate. A fine cottura mantecare con burro e parmigiano.


  
Nel periodo primaverile/estivo non perdete l'occasione per preparare anche la frittata di ortiche, da gustare sia calda che fredda, magari abbinandola con un buon aceto di vino rosso ( destin gram).
Preparazione: in una terrina sbattete leggermente 6 uova e un pizzico di sale. Pulite e lavate le ortiche (con i guanti, mi raccomando) in modo da ottenere circa 150 gr  di punte pulite: insaporitele per 10 minuti in una padella, dopo aver scaldato 3 cucchiai d'olio. A metà cottura versare anche le uova sbattute e far dorare la frittata da entrambi i lati.



L'ortica ( nettle - nessel - ortie ) si può utilizzare anche per altre ricette, ma il mio intento è quello di incuriosirvi e avvicinarvi a questa gustosissima erba...ma non troppo, mi raccomando!

mercoledì 3 giugno 2020

Destin gram


Spesso l'aceto è un prodotto sottovalutato a cui non si attribuisce l'importanza che meriterebbe: un buon aceto modifica e impreziosisce il sapore di svariati piatti della cucina italiana. Uno dei piatti tipici  della tradizione contadina piemontese è il carpione (di cui vi parlerò in un altro post) di cui esistono parecchie varianti: nel basso Piemonte si parla di zucchine, uovo in camicia o fritto e la milanese di vitello.
 Una componente che rende l'aceto un prodotto di valore è il tempo, sempre più prezioso, per la società dei nostri giorni. Infatti occorre una gran dose di pazienza per produrre aceto con il metodo tradizionale: è necessario del buon vito (www.cascinasanteufemia.it) che viene posto a riposare in botti di legno, senza fretta, per almeno un anno intero; il processo viene accelerato con l'aggiunta della madre, una sostanza solida di consistenza vischiosa che si forma nell'aceto stesso.
L'aceto prodotto con questo metodo ha il pregio dell'essere naturale, anche se non ha caratteristiche costanti: infatti a volte può risultare opaco e può cambiare il colore con la stagione.
Come in tutte le passioni, ti lasci prendere e vuoi fare nuovi esperimenti…, così sono arrivato a produrre piccolissime quantità di aceto di vino aromatizzato, ottenuto (nel mio caso) mettendo in macerazione erbe, foglie o solamente frutti di diverse essenze.
Uno dei miei primi esperimenti è stato con il timo selvatico raccolto nel sottobosco, mentre ultimamente ho utilizzato le bacche e le foglie di mirto piantato in giardino qualche anno fa.

   

mercoledì 29 aprile 2020

Dona una pianta


Il 2020 è l'anno internazionale della salute delle piante, anche se non verrà ahimè ricordato per questo! L'Assemblea generale delle Nazioni Unite richiama l'attenzione sulla realtà vegetale, importante nell'ambito della sicurezza alimentare, delle materie prime e della biodiversità. Salvaguardare la salute delle piante, per l'uomo, vuol dire proteggere se stesso: quasi l'80% del cibo consumato dall'uomo, secondo la FAO, è di origine vegetale, così come lo è il 98% dell'ossigeno presente sulla terra.
Gli alberi aiutano ad assorbire la CO2 presente nell'aria, ne migliorano la qualità e aiutano a limitare i danni del cambiamento climatico; filtrano inoltre l'acqua che beviamo e forniscono l'abitat a oltre l'80% della biodiversità nel mondo.
E' per questo che abbiamo deciso di piantare e dedicare un albero alle persone che soggiorneranno presso Il gril avocat , la nostra casa di famiglia a Monasterolo Casotto: un atto semplice, originale e destinato a durare nel tempo; un gesto di valore verso il prossimo e di cura verso la natura.
Avremmo già dovuto piantare il primo albero in primavera per i nostri ospiti - specialfriends - che hanno soggiornato a Capodanno, ma la chiusura totale a causa del corona virus ci ha obbligati a rimandare il tutto, speriamo, al prossimo autunno.
In quest'ultimo periodo ci sono parecchie associazioni ed enti (ma anche diverse iniziative private) che hanno sposato questa causa: adotta o dona un albero, un regalo speciale e concreto per l'ambiente e quindi per tutti noi.
Ora che abbiamo tutti più tempo per pensare, ragioniamoci su: è una goccia, ma tante gocce riempiono il mare!

  

domenica 19 aprile 2020

Dopo la quarantena...Quo vadis?


In questo periodo di quarantena tutti professiamo il "prodotto in Italia", ma in TV ci dicono che siamo in lock down, quasi che alla nostra lingua mancassero i termini per spiegare una situazione come quella che stiamo vivendo. Di sicuro stiamo tutti avendo modo di guardare dentro noi stessi e capire quante cose facevamo prima senza dar loro alcun valore, o quasi: adesso a qualcuno mancano, mentre altri si rendono conto che possono farne anche a meno.
Chi ha vissuto gli anni '70 potrà ricordare un periodo particolare della nostra vita: gli anni cupi del decennio e l'austerità mirata a contenere il consumo energetico. Nel decennio successivo, i mitici anni '80, invece si volta pagina, diventiamo a poco a poco più ottimisti, spensierati, volti alla modernità e, non per tutti, alla frivolezza.
Io mi ricordo molto bene quanta gente frequentasse Monasterolo Casotto negli anni '70, anni di crisi, e come nel decennio successivo il paese abbia invece iniziato a spopolarsi: non aveva perso le sue caratteristiche e la sua bellezza, semplicemente era nell'idea di molti più "elegante" frequentare le località rinomate, anche e soprattutto quelle lontane dal nostro bel Paese, l'Italia! La gente del posto ha continuato la sua vita, sapendo che il mondo non gira sempre come vorresti tu: caparbietà della gente di campagna, abituata a rivoltarsi le maniche e ad adattarsi.
Uno di questi giorni ho sentito per telefono mio cugino che non ha mai abbandonato Monasterolo e abbiamo avuto un pensiero comune: chissà che questa nuova realtà non induca qualcuno a scegliere nuovamente questo paese come meta di vacanze o magari come residenza permanente!! Si, perché Monasterolo Casotto offre sempre le stesse cose che, adesso, diventeranno fondamentali per molti: la pace, la tranquillità; la possibilità di incontrare la gente del posto, ma anche di starsene soli a contatto con la natura che ci circonda; un negozietto per la quotidianità e niente più; nessuno stress di dover apparire, di cercare il ristorante stellato o di prendere l'aperitivo in un locale esclusivo. Non spaventatevi, non sto dicendo che vivrete nel nulla, avrete parecchie cose da fare e la "vita" sarà a nemmeno mezzora di auto.
TV e quotidiani parlano tanto di come il virus cambierà le nostre vite: se veramente vorrete provare "si viveva meglio quando si stava peggio" (dove peggio è molto soggettivo) Monasterolo vi aspetta e io sarò ben contento di accogliervi nella casa di famiglia per vivere un'esperienza reale.


martedì 28 gennaio 2020

Forest bathing


A volte mi viene da sorridere leggendo articoli che illustrano ricerche su argomenti che suonano davvero banali. Ma evidentemente non per tutti è così. Mi riferisco, ad esempio, al "forest bathing" (per i giapponesi shinrin - yoku), una pratica di benessere che invita semplicemente a camminare in un bosco, privandosi di qualsiasi cosa possa arrecare disturbo alla quiete dei sensi e dell'anima.
Una pratica assolutamente consigliata in qualsiasi stagione, in grado anche di alleviare sensazioni d'ansia e prevenire stati depressivi in modo del tutto naturale: passeggiare lentamente, respirare con il diaframma, rilassarsi assaporando e ascoltando profumi e suoni della natura.
Io mi ritengo una persona fortunata perchè, pur essendo nato e cresciuto in una grande città - la mia bella Turin - ho avuto la possibilità di passare molto tempo a Monasterolo Casotto: grandi pedalate, capanne costruite ai piedi di un grosso albero di castagno, inverni passati con gli amici a sciare nei boschi dopo essersi "battuti la pista", lunghe camminate alla ricerca dei funghi (poi sapientemente cucinati dalla nonna…).
Eravamo già dei precursori del "bagno nella foresta" e, prima di noi, i nostri genitori, i nostri nonni e bisnonni: forse tutta questa saggezza contadina deriva proprio dall'avere la mente libera e la dovuta tranquillità nell'affrontare qualsiasi avversità.
E ancora adesso, anche se il tempo è sempre tiranno, quando raggiungo il paesello riesco sempre a rilassarmi e a staccare la spina! Pensate che stia esagerando? Non mi credete?
Allora vi aspetto a Il gril avocat per provare in prima persona! E poi mi farete sapere...

  

venerdì 17 gennaio 2020

Riso, castagne e latte


Questa minestra fa parte di quelle antiche ricette tipiche della tradizione delle zone montane della nostra Regione: riso e latte, con aggiunta di castagne secche, che conferiscono a questo piatto una maggior cremosità e gusto.
Utilizzando le classiche castagne bianche (seccate nel seccatoio, come si dice a Monasterolo nello scau), bisognerà avere cura di tenerle in ammollo per una notte, farle asciugare per poi poterle cuocere.
Ingredienti per 6 porzioni (anche se in casa nostra questa bontà piace e con un paio di bis abbiamo mangiato in 4):
  • 250 gr. di castagne secche
  • 200 gr. di riso
  • 750 ml di latte
  • 30 gr. di burro
  • sale qb.
Mettere le castagne in acqua fredda sino a coprirle, salate e portate a bollore, cuocendole per circa 10 minuti, quindi ritiratele e sgocciolatele. In una casseruola versate il latte e 750 ml di acqua, portate a bollore, aggiungete le castagne, mescolando ogni tanto, per circa un'ora e mezza; quando le castagne risulteranno abbastanza morbide, unite il riso e cuocete per altri 10/15 min (dipende dal tipo di riso).
Poco prima di levare la casseruola dal fuoco, mantecate il composto con il burro.
Servitela ben calda in tavola: la consistenza della minestra sarà densa e cremosa con sapore delicato e un po' dolce, una vera squisitezza.
E, naturalmente, buon appetito!




venerdì 13 dicembre 2019

La cupèta



Il nome cupèta o copèta è di derivazione araba e significa conserve dolce: è un dolce natalizio a base di miele e, in Piemonte, noci o nocciole. Conservo un bel ricordo di quando, da piccino, passavo le serate prima di Natale con i miei nonni a preparare le cupète che, nella nostra regione, sono un dolce tipico della tradizione monregalese dove rimasero a lungo confinate, proprio per la riservatezza della gente che popolava queste vallate.
Gherigli di noce e nocciole, cotti nel miele e pressati fra due ostie sono i pochi e semplici ingredienti; nelle vicine Langhe prevalevano le nocciole, mentre nelle nostre valli l'ingrediente principale erano le noci.
Mettiamo in un tegame il miele (1 kg) a sciogliere, senza farlo caramellare, contemporaneamente aggiungiamo nocciole o noci (1 kg di frutto sgusciato: si possono anche fare con entrambi i frutti, tenendo conto che per una noce metto due nocciole). Dopo qualche minuto gli ingredienti cominciano ad amalgamarsi: spegniamo il fuoco, mettiamo il composto tra due ostie grandi (8/9 cm) e pressiamo per ottenere un tutt'uno, lasciandole poi raffreddare.
E con questo dolce tipicamente natalizio non mi resta che augurarvi 



giovedì 14 novembre 2019

Perchè Il gril avocat?


Una volta, in campagna, era normale "ribattezzare le persone" trovandogli un soprannome (in piemontese stranom): spesso sostituiva il nome di battesimo e si tramandava per generazioni, rivelando l'umorismo delle persone. In Piemonte questi soprannomi erano spesso molto pittoreschi e, non sempre, erano graditi a chi se li vedeva affibbiare forzatamente, anche se poi si accettavano con divertita rassegnazione.
Questa consuetudine si estendeva anche tra i vari paesi, per caratterizzare gli abitanti di un paese piuttosto che un altro e, soprattutto, per sfogare il campanilismo contro i paesi vicini. Ricordo i nonni quando mi raccontavano che, quando erano giovani ed era il periodo di raccolta delle castagne, da un bosco all'altro si urlavano "sciaca frue d'la Tor" e gli altri rispondevano "Mustairò lapabrò" (Mangia castagne cotte di Torre e Monasterolo bevi brodo). Memorie storiche che non andrebbero perse perché rendevano vive le vallate. Mio cugino, proprio la scorsa settimana, mi ha anche ricordato un detto per i pamparatesi "Pamparà bric e sot 's fan la barba con en scirot".
E' proprio per questo motivo che, quando è stato il momento di trovare un nome alla nostra casa di famiglia, ho proprio usato i soprannomi di mia nonna e nonno paterni: è così che è uscito IL GRIL AVOCAT (www.ilgrilavocat.it)! 
Da parte di mio nonno Banot io sono 'n avucat, perché qualche mio avolo sapeva parlare molto bene, aveva un gran parlantina ed era un po' tuttologo (sava un po' 'tut). Mia nonna Mariuccia, invece, era na gril-a perché qualche suo zio era stato visto correre giù per un prato con la giacca sbottonata e, siccome quest'ultima svolazzava, qualcuno aveva sentenziato "sata pej de 'n gril".
Voilà, les jeux sont faits! Ecco il perché di questo nome un po' bizzarro ai più, che ha però radici molto profonde per la nostra famiglia!
Alla prossima!



martedì 5 novembre 2019

L'amburì del mio Piemonte

Dreda na speransa o j'é un desideri
dré un desideri j'é un sògn
dreda un sògn j'é un cel
ch'embrassa tut.

Daré na speransa
Viragalét - Barbafiòre 

Behind a hope there is a wish
behind a wish there is a dream
behind a dream there is a sky
embracing everything.


Monasterolo Casotto - sì, proprio questo paesino delle Valli Monregalesi - è sempre stato per me l'ombelico del mio bel Piemonte, un posto del cuore. E la poesia Daré na speransa (scritta da Barbafiòre, poeta dialettale nonché barbiere di lunga esperienza) traduce in immagine le emozioni che ho sempre provato e continuo a provare ogni volta che arrivo alla casa di famiglia dei nonni paterni. Mi è sembrata l'ouverture più adatta per questo blog: uno spazio virtuale in cui vorrei raccontare storie ed esperienze legate ad un luogo invece ben presente e concreto.
Questo piccolo borgo, circondato da boschi di castagni, regala un silenzio e una pace assoluta in un ambiente davvero poco contaminato dalle attività dell'uomo. I suoi dintorni offrono molte opportunità stimolanti - arte, natura, buona cucina, sport, archeologia - con cui riempire (se si vuole!) la giornata, per poi ritornare alla sera alla quiete del paese dove riusciamo a cambiare ritmo, a regalarci tempi di silenzio e riflessione, forse mai così necessari come oggi.
Per tutti questi motivi, io e mia moglie Chiara abbiamo deciso di rinnovare la casa dei nonni che anche nel nome - Il gril avocat www.ilgrilavocat.it - evoca la storia della famiglia, di adesso e di allora, i suoi personaggi, gli avvenimenti speciali e le attività quotidiane. Così è diventata ancora più accogliente per noi e per chiunque voglia fare un'esperienza diversa, in luoghi sconosciuti al turismo di massa, staccando per qualche giorno "la spina".                          Alla prossima storia!